Riscattare gli anni di laurea conviene?

4 Marzo 2016
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Simone Cogno ci aiuta a capire quali sono i costi da sostenere per riscattare gli anni di laurea

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ll riscatto di laurea consiste nella possibilità di convertire gli anni degli studi universitari in anni utili per l’anzianità contributiva che, sommati a quelli di lavoro, potrebbero permettere di andare in pensione prima rispetto alla data di pensionamento per vecchiaia.
Per poter presentare la domanda di riscatto è necessario aver effettivamente conseguito il diploma universitario. La copertura contributiva, infatti, non è accordata se l’interessato, pur avendo seguito gli studi universitari, non abbia poi conseguito il titolo.
Il riscatto, inoltre, si riferisce agli anni accademici (o anche solo a una parte di essi) previsti dal piano di studi di ciascun corso di laurea, con esclusione degli eventuali anni “fuori corso”.
Non è possibile ottenere il riscatto se durante gli studi universitari è stata svolta un’attività lavorativa con versamenti di contribuzione all’INPS.
Il riscatto del ciclo universitario può essere esercitato anche dai soggetti che, dopo il conseguimento della laurea non abbiano ancora iniziato a lavorare. In questo caso, l’INPS, a domanda dell’interessato, trasferirà la contribuzione riscattata presso la gestione previdenziale corrispondente in base alla futura attività lavorativa.
L’importo necessario per l’operazione si deduce con un sistema di calcolo in percentuale (33%) sui redditi dell’anno precedente rispetto alla domanda.
In assenza di un reddito di riferimento, l’onere di riscatto è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo degli iscritti alla gestione commercianti (15.548 Euro nel 2016), moltiplicato per l’aliquota contributiva dei lavoratori dipendenti (attualmente pari al 33%). Per semplicità facciamo l’esempio di un giovane laureato in attesa di occupazione che chiede quest’anno di riscattare la laurea breve (tre anni). Per calcolare qual è il costo dell’operazione è sufficiente applicare l’aliquota del 33% a 15.548 Euro e moltiplicare il risultato per i tre anni di università (o nella misura inferiore che si intende riscattare). La somma versata è fiscalmente deducibile dal reddito dell’interessato ai fini Irpef. Nel caso in cui non vi sia un reddito personale, l’onere è detraibile dall’imposta dei soggetti di cui, egli stesso, risulti fiscalmente a carico (in questo caso nella misura del 19%).
Il pagamento può avvenire in un’unica soluzione, oppure può essere rateizzato in 10 anni senza interessi (120 rate massimo).
La domanda di riscatto non è soggetta ad alcun termine e può quindi essere avanzata in qualsiasi momento. Tuttavia conviene valutare attentamente questo aspetto: generalmente prima lo si fa e meno costa poiché è presumibile – oltre che auspicabile – che i redditi del giovane universitario vadano crescendo negli anni a venire, determinando di conseguenza un incremento dell’onere economico calcolato in percentuale sui redditi medesimi. Negli anni trascorsi, pur con il susseguirsi di diverse riforme previdenziali, coloro i quali hanno optato per questa soluzione ne hanno ricavato un congruo beneficio determinato dall’anticipazione del diritto a percepire il trattamento pensionistico. Con l’avvento della riforma “Fornero” non è venuta meno, se non in parte, la prospettiva di un accesso anticipato alla pensione e, in ogni caso, aver accumulato un maggior numero di anni di contribuzione dà sicuramente luogo ad un assegno pensionistico più alto.

di Simone Cogno

Consulente del Lavoro
Studio Asco
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(attualmente pari al 33%).