IN PENSIONE SOLO DOPO LA CESSAZIONE DEL LAVORO, MATERNITÀ – COME RESTARE IN SERVIZIO FINO AL PARTO, ASSEGNI NUCLEO FAMILIARE – QUANDO SERVE L’AUTORIZZAZIONE INPS, LICENZIAMENTO PER “CHAT”, ACCORDI IN SEDE SINDACALE, ATTIVITÀ SINDACALE E QUOTE DI ADESIONE E OMISSIONE CONTRIBUTIVA E PRESCRIZIONE

15 Luglio 2019
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IN PENSIONE SOLO DOPO LA CESSAZIONE DEL LAVORO

La pensione può essere liquidata dall’INPS solo dopo la cessazione del rapporto di lavoro, condizione che rappresenta il requisito fondamentale per il perfezionamento del diritto al trattamento previdenziale. In particolare, questo presupposto risulta assente quando il dipendente dimessosi viene immediatamente riassunto dallo stesso datore di lavoro. Ai fini del mantenimento dell’assegno pensionistico non è pertanto possibile continuare a lavorare presso lo stesso datore di lavoro senza effettiva soluzione di continuità fra la formale cessazione e la successiva riassunzione. Tale principio è stato nuovamente ribadito da una recente sentenza della Corte di cassazione.

 

MATERNITÀ – COME RESTARE IN SERVIZIO FINO AL PARTO

La disciplina della maternità prevede in linea generale l’interdizione dal lavoro nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei 3 mesi successivi alla nascita. La Legge di bilancio 2019 ha istituito la facoltà, per le lavoratrici, di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto e per i cinque mesi successivi. Questa scelta della lavoratrice è esercitabile a patto che siano un medico del Servizio sanitario Nazionale, o con esso convenzionato, e il medico del lavoro aziendale a certificare che tale decisione non arreca pregiudizio alla salute della madre e del nascituro.

 

ASSEGNI NUCLEO FAMILIARE – QUANDO SERVE L’AUTORIZZAZIONE INPS

La nuova procedura di gestione delle domande di Assegno Familiare esclusivamente per via telematica ha semplificato la gestione di tale incombenza, ma lascia immutato l’onere del lavoratore interessato di richiedere la specifica autorizzazione preventiva all’INPS, nei seguenti casi: 1) quando è richiesta l’inclusione di determinati familiari nel nucleo: es. fratelli, sorelle, figli naturali, familiari residenti all’estero, ecc.; 2) in riferimento a figli di genitori divorziati e/o separati; 3) per applicare le condizioni di reddito nel caso di familiari con handicap; 4) quando il coniuge non sottoscrive la dichiarazione di responsabilità prevista nella domanda.

 

LICENZIAMENTO PER “CHAT”

Una recente sentenza del tribunale di Bari ha stabilito che costituisce grave illecito disciplinare – tale da giustificare il licenziamento per giusta causa – il comportamento del dipendente che, oltre ad installare indebitamente un profilo facebook, sul telefono aziendale, riveli, tramite questa applicazione, informazioni e/o notizie riservate riguardanti l’impresa ad aziende concorrenti dirette.

 

ACCORDI IN SEDE SINDACALE

Con una recente sentenza della Corte di Cassazione, è stato stabilito un principio molto importante per quanto riguarda gli accordi con il singolo lavoratore sottoscritti in sede sindacale. In sostanza si stabilisce che le rinunce e le transazioni aventi ad oggetto i diritti previsti da disposizioni inderogabili di legge, contenute in verbali di conciliazioni conclusi in sede sindacale (ad esempio la rinuncia ad impugnazione del licenziamento), non sono successivamente impugnabili a condizione che l’assistenza prestata dai rappresentanti sindacali sia stata effettiva, così da porre il lavoratore in condizione di sapere a quali diritti rinunci consapevolmente e in quale misura.

 

ATTIVITÀ SINDACALE E QUOTE DI ADESIONE

Lo Statuto dei Lavoratori dispone che: “i lavoratori hanno diritto di raccogliere contributi e di svolgere opera di proselitismo per le loro organizzazioni sindacali all’interno dei luoghi di lavoro, senza pregiudizio del normale svolgimento dell’attività aziendale”. Conseguentemente, la raccolta di adesioni al sindacato, nel rispetto delle suddette condizioni, è libera. L’azienda, su mandato del lavoratore, sarà tenuta a trattenere e a versare periodicamente sul conto corrente delle Organizzazioni sindacali stesse quanto prelevato sulle retribuzioni a titolo di quota associativa.

 

OMISSIONE CONTRIBUTIVA E PRESCRIZIONE

Il termine di prescrizione quinquennale relativo ai contributi previdenziali non versati decorre da quando il datore di lavoro avrebbe dovuto effettuare il pagamento, e cioè da quando è sorto il credito. L’eventuale atto con cui l’INPS accerta l’omissione contributiva ha effetto interruttivo della prescrizione solo ove essa non sia già maturata.

 

Rimaniamo a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.