RITIRO DELLA PATENTE DI GUIDA

RITIRO DELLA PATENTE DI GUIDA

L’inasprimento delle norme del Codice della Strada ha reso sempre più frequente il verificarsi del ritiro della patente di guida.

L’articolo 43 del CCNL Trasporti prevede una specifica norma al riguardo, ed un rimando indiretto alle norme disciplinari per i casi più gravi. In particolare la nostra analisi riguarda le implicazioni che si possono ripercuotere sullo svolgimento della mansione di autista. L’articolo 43 del CCNL riguarda le casistiche di ritiro del documento da parte dell’Autorità di Pubblica Sicurezza diverse dal supero del limite del tasso alcolico e dall’uso di sostanze stupefacenti. In pratica quelle derivanti dal mancato rispetto delle norme sulla circolazione o delle procedure per il rinnovo. In tal caso il lavoratore, con valutazione discrezionale da parte dell’azienda, potrà essere impiegato in altra e diversa mansione, previo esame dell’esistenza delle esigenze produttive. Se il reimpiego dell’autista in un altro incarico non è praticabile, la strada obbligata è la collocazione in aspettativa non retribuita fino al nuovo ottenimento dell’attestato alla guida. Nel caso di impiego in altra mansione il dipendente percepirà, per tutto il periodo in cui verrà provvisoriamente impiegato, la retribuzione prevista per tale ruolo, secondo il regime classificatorio delle mansioni previsto dal CCNL stesso. Una volta riottenuta l’abilitazione, entro 30 giorni l’autista dovrà essere reintegrato nel proprio incarico con ripristino della normale retribuzione. Ben diversa è la circostanza nella quale l’inibizione alla guida, oltre che dal mancato rispetto delle norme del Codice della Strada, sia conseguenza dall’inosservanza delle limitazioni contrattuali poste all’uso delle bevande alcoliche e/o delle sostanze stupefacenti. In questo caso opera l’articolo 54 (Codice disciplinare) con specifica previsione di licenziamento per giusta causa, una volta ottemperata la procedura di contestazione disciplinare dell’addebito.

Va segnalato, inoltre, che la perdita di permessi/autorizzazioni necessari all’esecuzione della mansione, per la quale è stata effettuata l’assunzione, dovuta all’inidoneità psicofisica del soggetto, rientra in un’altra ipotesi di recesso dal rapporto di lavoro per giustificato motivo oggettivo. Stiamo parlando della cosiddetta “sopravvenuta inidoneità allo svolgimento della mansione” (Cass. 12719/1998). In questo ultimo caso, oltre alla sussistenza del fatto impeditivo, per poter procedere al licenziamento del lavoratore, il datore di lavoro deve essere in grado di dimostrare di non poter impiegare il lavoratore diversamente.