I social network e il rapporto di lavoro

I SOCIAL NETWORK E IL RAPPORTO DI LAVORO

Negli ultimi anni, complice l’indispensabile necessità di utilizzo della rete Internet e la diffusione capillare degli smartphones, i social network sono entrati a vario titolo e con varie modalità nelle aziende. In linea generale, e non solo in Italia, il primo approccio è stato di valutarne l’impatto sulla produttività.
Alcune stime sono arrivate a ipotizzare una perdita di tempo del 28% della giornata lavorativa per rispondere alle varie notifiche di facebook, twitter, linkedin, whats app, Instagram e social vari. Proibirne in vario modo l’utilizzo durante il lavoro tramite la pubblicazione di regolamenti disciplinari è stata, ed è, la logica conseguenza.
La giustizia del lavoro, per parte sua, non ha mancato di accordare il giudizio di legittimità ai licenziamenti comminati a causa dell’utilizzo fraudolento e per fini personali di tali canali di comunicazione. Anche sotto il profilo della sicurezza, il tema dell’uso dei social, acquisisce un ruolo importante, in quanto porta l’utente a diminuire l’attenzione e a distrarsi (si pensi a particolari mansioni che prevedono l’utilizzo di macchinari o mezzi semoventi).
Nel tempo però si va facendo strada un approccio meno repressivo del fenomeno, forse anche perché si è preso atto che instaurare e mantenere un regime meramente sanzionatorio, alla fine non giova al reciproco interesse. Stanno sempre più emergendo delle utilità che conviene esaminare: non è raro, ad esempio, trovarsi di fronte a situazioni tali per cui la comunicazione interna si concretizza anche per mezzo dei social. Proprio con l’invio di un unico messaggio si riesce potenzialmente a raggiungere l’intera popolazione aziendale, anche se sparsa in varie sedi e cantieri. La migliore comunicazione, con qualsiasi mezzo sia ottenuta, migliora la performance, rende più efficace il coordinamento e riduce i tempi di attesa laddove gli operativi, per agire, hanno bisogno di istruzioni tempestive in linea gerarchica.
L’interazione contiene anche i costi, basti pensare alla riduzione della carta, degli stampati, delle spese di spedizione; le reti social permettono infatti non solo la comunicazione rapida ed efficace fra colleghi, ma anche fra clienti e fornitori e personale aziendale. Sarà perciò compito del datore di lavoro stabilire le regole o valutare l’opportunità e la comodità di adoperare lo strumento, confrontata con la conseguente difficoltà di operare un controllo sull’utilizzo in generale dei social. In ogni caso, fatta eccezione per situazioni legate alla salvaguardia della sicurezza dei lavoratori, o alla tutela dei diritti imprescindibili l’inibizione o il controllo sull’utilizzo dei social deve essere regolamentato, in assenza non sarà possibile comminare eventuali sanzioni disciplinari.
Anche l’uso privato dei social può avere riflessi sull’azienda e sul posto di lavoro. Quante volte abbiamo pensato: fuori dall’orario di lavoro e dall’azienda sono libero di dire e di scrivere quello che voglio con i miei amici!. Ciò non è del tutto vero. Condividere e commentare un episodio o una situazione riconducibile a un’azienda può compromettere gli equilibri interni e minare la credibilità e l’immagine esterna della società stessa. Fece scuola in proposito il caso verificatosi alcuni anni fa; una dipendente di una importante società del settore dolciario, la quale pubblicò un post in cui criticava, quantunque senza fare nomi, il comportamento dei suoi superiori. La dipendente in questione fu, in prima battuta, licenziata in tronco per violazione della Privacy e divulgazione all’esterno di questioni aziendali. Vi è di più: alla luce di svariate sentenze della Corte di Cassazione, le offese e le diffamazioni sui social sono equiparate a quelle avvenute a mezzo stampa e viene confermato che è sufficiente la semplice allusione, purché bastante a fare riconoscere la persona anche in una cerchia ristretta, per configurare l’ipotesi di reato.
Infine alcune considerazioni sull’importanza che può avere una profilazione social quando si cerca una nuova occupazione. Diciamo questo perché si sta sempre più diffondendo l’abitudine degli addetti alle risorse umane a scandagliare gli account social in fase di valutazione delle candidature ad un posto di lavoro. Curriculum, referenze e documentazione presentata possono non essere sufficienti per l’accorto selezionatore a farsi un’idea sulla persona. Conoscere meglio la risorsa per un verso che può essere meno dissimulato che non in un normale colloquio servono a capire se la sua personalità e la sua storia lavorativa sono in linea con le aspettative di ruolo e i valori aziendali che si intendono preservare. Quindi è bene che coloro che si muovono sul mercato in cerca di prima occupazione o nuovi sviluppi di carriera facciano molta attenzione al messaggio che emana dal loro profilo social. Contenuti inappropriati con fotografie e testimonianze atti a denotare uno stile di vita non confacente e non rispondente all’immagine di professionalità e di dedizione al lavoro che si vuole affermare, sono assolutamente e… astutamente da evitare.